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Siamo stati all’ICCO Global Summit di Mumbai
Dall’11 al 13 novembre, i nostri CEO Rossella Rosciano e Michele Losito sono volati a Mumbai per partecipare all’ICCO Global Summit, il più importante think-tank mondiale delle relazioni pubbliche.
Perché Mumbai? Parliamo di una metropoli vibrante, caotica e inarrestabile, che è la metafora perfetta della comunicazione contemporanea: un flusso continuo di informazioni dove, se non hai una direzione chiara, rischi di perderti.
Abbiamo una notizia importante: tutto quello che pensavamo di sapere sulla gestione delle crisi e sulla tecnologia sta per cambiare. O meglio, è già cambiato. E ora condividiamo con voi le novità che ci hanno entusiasmato.
La lezione dell’ICCO Global Summit: basta definire tutto “crisi”
C’è un vizio che il mondo del business deve perdere: l’abitudine di gridare alla crisi ogni volta che si verifica un inconveniente. Una nozione che abbiamo portato a casa, grazie all’intervento di Rod Cartwright (Independent Advisor on Reputation, Crisis, Risk and Resilience), è la distinzione tra due termini che dovrebbe essere incisa sulla scrivania di ogni manager: un incidente non è una crisi.
Viviamo in un’epoca ansiogena, dove ogni commento negativo sui social o ogni intoppo logistico viene vissuto come un dramma. Distinguere tra due parole chiave è importante, perché definiscono la nostra reazione:
- Un incidente è una falla nel sistema, un danno;
- Una crisi, quella vera, è l’alluvione che rischia di far affondare la nave intera.
La vera efficacia, oggi, non si basa solo sul risolvere problemi in fretta, ma sul Sensemaking e sul Sensegiving. In un mondo dove reputazioni consolidate possono vacillare in poche ore, la differenza tra chi guida e chi insegue sta nella capacità di dare un significato a eventi e situazioni complesse, creando narrazioni coerenti e attribuendo un valore alle esperienze.
Il nostro lavoro in MiRò non è solo quello di “spegnere incendi”, ma consiste nell’aiutarti a capire quali fiamme sono solo scena e quali, invece, richiedono un piano di evacuazione immediato. La lucidità, non la velocità, è la nuova valuta della leadership.
L’ICCO Global Summit ci dà il benvenuto nell’era dell’algoritmo umano
Durante il secondo giorno, un concetto espresso da Kathy Bloomgarden ci ha colpito: “Le macchine sono i nostri nuovi stakeholder”.
Effettivamente, il 75% dei contenuti online è influenzato dall’Intelligenza Artificiale. Basti pensare che un deepfake del CEO di Nvidia ha fatto cinque volte le visualizzazioni della sua vera diretta streaming.
Per chi fa impresa, questo significa riscrivere le regole dell’engagement. Non basta più saper parlare al cuore delle persone; bisogna imparare a parlare fluentemente la “lingua dei robot”.
Siamo a un punto di svolta in cui si devono considerare alcuni aspetti ormai fondamentali:
- Imparare il linguaggio “robotico”: per farsi ascoltare, si deve nutrire l’algoritmo con informazioni che può comprendere facilmente. Si deve pensare a Q&A, dati strutturati e schemi chiari. Rendere i contenuti “machine-readable” non significa eliminare la loro anima “umana”;
- L’autorità batte la celebrità: mentre tutti guardano ai grandi numeri, la vera partita si gioca nel piccolo. I micro-influencer sono i nuovi alleati strategici perché possiedono l’unica moneta che l’IA non può coniare: la fiducia tangibile di una nicchia specifica;
- Il megafono non è la voce: l’IA è uno strumento di amplificazione straordinario, ma resta un amplificatore. Se l’esperienza reale, umana e fisica che si offre è debole, l’IA amplificherà solo il vuoto.
È il paradosso del 2026: più il mondo diventa artificiale, più il valore dell’esperienza umana autentica schizza alle stelle.
La visione che ci ha dato l’ICCO Global Summit
Torniamo da Mumbai con una certezza: il futuro non è una scelta tra uomo o macchina. È un’alleanza tra questi due ambiti.
In MiRò siamo pronti a questa sfida: usare la tecnologia per potenziare un messaggio, ma tenere ben salde le mani sul timone del fattore umano e delle relazioni reali, vere.
Perché, alla fine, che siano a Milano o a Mumbai, i grandi progetti si fanno ancora tra persone in carne e ossa.