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Descrivi un chirurgo. Impariamo cos’è un anchoring bias
Cosa succede quando porti la teoria dei bias dentro un’agenzia, con persone in carne e ossa, riunite attorno a un tavolo?
Lo so. L’ho vissuto.
Una domanda per tutti.
Ho fatto una lezione sui cognitive bias al team di Exprimo, un’agenzia partner di Sassuolo, in provincia di Modena, una bella realtà consolidata nella parte di comunicazione. Ottima occasione per portare in un contesto operativo quello che insegno all’Università di Pavia. Teoria e pratica, finalmente nello stesso posto.
A un certo punto ho chiesto al gruppo di visualizzare mentalmente un chirurgo. Solo visualizzarlo. Poi ho chiesto: come lo immaginate?
Il risultato è stato unanime, prevedibile: maschio, capelli scuri, camice verde, sessant’anni. Quasi nessuno aveva spontaneamente immaginato una donna.
Benvenuti nell’anchoring bias. La nostra mente prende il primo frame disponibile – quello che la cultura, i media, l’esperienza ci hanno inciso dentro – e lo tratta come dato di fatto. Non come ipotesi. Come realtà.
L’11 settembre e la memoria che non dimentica
Poi ho alzato l’asticella. Ho chiesto: chi di voi ricorda dove si trovava l’11 settembre 2001? Chi poteva ricordarlo – chi era abbastanza grande – hanno annuito quasi all’unisono. Qualcuno ha sorriso. Qualcun altro si è irrigidito. Ogni persona in quella stanza sapeva esattamente dove si trovava, cosa stava facendo, con chi era. A distanza di oltre vent’anni. Questo è il confirmation bias che si fonde con la memoria emotiva: i ricordi legati a emozioni intense diventano ancore cognitive. Non li verifichiamo, non li mettiamo in discussione. Li usiamo per interpretare tutto il resto.
In comunicazione, questo non è un dettaglio. È la struttura portante di ogni messaggio che funziona davvero.
Cosa significa per chi lavora in comunicazione e PR
I bias non sono difetti umani da correggere. Sono architetture cognitive da conoscere – e da usare con consapevolezza, non per manipolare, ma per comunicare meglio. Costruire una campagna senza chiedere al team quali bias stanno guidando le scelte creative vuol dire lavorare a occhi chiusi.
L’anchoring bias ci dice che il primo messaggio che il pubblico riceve su un brand o su un tema diventa il filtro attraverso cui legge tutto ciò che viene dopo. Costruire quella prima impressione non è un esercizio estetico. È strategia pura.
Il confirmation bias ci dice che le persone cercano informazioni che confermano ciò che già credono. Se vuoi cambiare una percezione, non puoi farlo frontalmente. Devi entrare dal lato in cui la porta è già aperta.
Perché la formazione deve uscire dalle aule
Ho scelto di fare questa sessione in agenzia, non in un’aula universitaria, per una ragione precisa: il contesto cambia l’apprendimento. Quando parli di bias a studenti, li stai preparando per il futuro. Quando li porti in un team operativo, li stai aiutando a risolvere un problema reale che esiste già, probabilmente già domani mattina. La differenza non è solo pedagogica. È di impatto.
